Diario di viaggio

CAPITOLO PRIMO
Diario di viaggio

In questa pagina verranno scritti tutti i passaggi e i momenti importanti riguardanti i miei viaggi e le mie avventure in giro per il mondo!
…(seguitemi nelle mie avventure guardando anche le foto che ho pubblicato sulla Galleria fotografica!

La partenza

Londra, 7 Giugno 2011
Ore 5 di mattina, ero pronto per partire, la sera prima mi ero messo d’accordo con uno dei compagni che vivevano con me nello squat, per farmi aiutare a portare fuori il carrello con l’attrezzatura per il viaggio. (Piú o meno sessanta kg, tra attrezzi per la riparazione e la manutenzione della bicicletta, abiti estivi e invernali, strumenti per cucinare e attrezzatura per il campeggio).
Questo squat era stato aperto da poco, così, ogni qual volta che qualcuno doveva uscire, doveva esserci sempre uno di noi a chiudergli la porta dietro dall’interno per precauzione…
Era mattino presto, quindi, dopo avermi aiutato a fare le manovre, facendo passare con attenzione il carrello con tutto lo staff dallo stretto corridoio d’entrata. Dopo le manovre d’uscita, ci salutammo brevemente poi, lui stanco chiuse la porta e tornò a dormire, io invece, controllando l’equilibrio incominciai a spingere sulle gambe, dando le prima pedalate e aquistando pian piano velocità. Mentre percorrevo i primi metri, facevo delle annotazioni mentali sul peso che arrivava da dietro e sulla comodità generale che provavo durante questa prima fase di viaggio, facendo attenzione alle reazioni della bici, poi controllai le marce cercando quella migliore per non sforzare troppo…
Era una bella mattinata, il sole stava già riscaldando la strada dalla pioggia della notte precedente e stava rischiarando la via che stavo percorrendo, mi sentivo bene, la bici sembrava non dare nessun segno di problemi fino al primo km e mezzo, poi, alla prima salita, cambiando e mettendo la marcia più leggera, il cambio mi inganno non spostando la catena, così, a metà della salita continuando a spingere usando la marcia pesante, con l’intento di superare ugualmente quella salita, senza badare che il cambio non aveva lavorato (…e senza contare che avevo tutto il peso dietro che non aiutava quella manovra), fino a quando, temento di sforzare troppo, provai ancora a cambiare la marcia, così imprevedibilmente il cambio scattò rumorosamente e partí attorcigliandosi alla catena! Il rumore che udii provenire dal cambio mi fece allarmare immediatamente, ma fiducioso, prima di giudicare l’accaduto, aspettai di scendere dalla bicicletta e controllare cosa era successo…
Quando realizzai che il danno era irreparabile, il panico e la disperazione mi assalirono senza pieTÁ, invadendo con grigi e densi nuvolosi pensieri confusionari la mia testa. La realtá che in quel momento cercavo di non accettare a proposito di quello che i miei occhi vedevano era semplicemente DRAMMATICA! (…ma purtroppo senza speranze o soluzioni).
Il mio viaggio sembrava essersi concluso già all’inizio, io stavo cercando di rimanere “positivo”, ma incominciai a sentirmi sempre un po’ più incerto, poi, dopo qualche minuto di sfoghi mentali e non dovuti all’alterazione del momento, senza pause, “virgole” o “punti” di alcun genere, cercai di riaquistare la ragionevolezza e la pace affidandomi a preghiere speranzose cercando di accrescere un po’ d’ottimismo. Riprendendo fiducia mi convissi che era stato solo un incidente, un caso e quindi dovevo mollare, la sfida era appena iniziata, ora l’incidente non importava più, era passato insegnandomi che c’erano degli ostacoli che potevano arrivare in qualsiasi momento, altrimenti non sarebbe stata un’avventura.
I prossimo passo che doveva mettere alla prova la mia determinazione, era proprio quello di tornare spingendo la bici e il carrello fino a casa, organizzarmi meglio, prepararmi e ripartire…
Al ritorno allo squat trovai un’altro imprevisto ad attendermi. Mi venne ad aprire la porta uno dei ragazzi con cui stavo vivendo, il ragazzo Brasiliano sposato con una sua connazionale che avevo conosciuto ad un centro dove andavo spesso per controllare e riparare alcuni difetti delle bici che stavo scegliendo per iniziare l’avventura, (una era di un mio amico Rasta e una era quella che mi aveva lasciato mio fratello).
(…Loro, come me, avevano dei problemi con il posto dove stavano vivendo, quindi erano venuti per incontrare qualcuno che potesse aiutarli.
Io in quel momento ero molto occupato e avevo molte cose in sospeso che mi tenevano un po’ bloccato, una cosa certa era che dovevo trovare un’altro posto dove stare, perchè il posto in cui stavo non mi piaceva.
Dunque avevo deciso di risolvere questo mio problema, che sarebbe stato comunque momentaneo, visto che sarei dovuto partire, e avevo deciso di aiutare questa coppia Brasiliana, quindi prima di partire per l’Italia per andare a passare un po’ di Tempo con mia madre, li portai con me da un mio conoscente che avrebbe potuto aiutarmi, e li misi in contatto con lui.
Io partii, ma restai tutti i giorni in contatto con questa coppia di amici per vedere come si svolgevano le cose. Al ritorno a Londra tutto sembrava essere andato abbastanza bene, degli squatter conoscenti del mio amico, avevano aperto una casa che era praticamente nuova tutta per noi, ovviamente però, loro avrebbero scelto chi sarebbe dovuto venire a vivere con noi, la casa era grande e c’era molto spazio, l’unico problema era che nessuno sapeva quanto sarebbe potuto durare quel posto e con molta probabilità ci saremmo dovuti spostare presto)…
Comunque al mio ritorno il ragazzo brasiliano era molto arrabbiato, seccato e forse un po’ offeso, perché non lo avevo svegliato per salutarlo prima di partire… Quindi lui, brevemente e con fredda decisione, mi sorprese freddandomi dicendomi che essendo andato via, anche se ero tornato non avevo più diritto di stare con loro in quella casa, quindi e che quindi sarei dovuto andarmene subito.
Un po’ scioccato lo ripresi facendolo riflettere, parlammo e gli spiegai il mio comportamento, le mie motivazioni e i perchè che mi spinsero a decidere di non informarlo sulla mia partenza, questi in parte riguardavano anche alcune situazioni che si stavano creando con alcuni elementi che erano stati introdotti in quella casa proprio da loro con i quali ci furono delle incomprensioni, le solite e simili a quelle a cui ormai ero abituato e cercavo sempre di aggirare, ma che continuavano inesorabilmente ad accadere e che mi avevano stancato.
Gli spiegai la situazione, lui mi comprese e ci accordammo nel darmi giusto il Tempo di risolvere il problema alla bicicletta, poi sarei stato in grado di partire e quindi avrei lasciato lo squat…
Tornando indiettro a casa non solo ebbi modo di risolvere quel malinteso con questo ragazzo con qui avevo ormai fatto amicizia, ma ebbi anche il tempo di provare ad aggiustare i rapporti con gli altri ragazzi e di ritrovare per la terza volta l’anello a cui ero affezionato, regalo del mio amico Cubano Rasta Bocciù.
Questo mi fece sentire molto meglio e ancora più carico e voglioso di partire, in questo modo, avevo trovato anche una ragione mistica sull’incidente! Infatti, forse non dovevo partire, perché tornando indietro avrei avuto modo di chiarire quei malintesi che sarebbero rimasti in sospeso e non avrei avuto modo di portare con me l’anello che mi stava tanto a cuore!…
Ultimi giorni prima della partenza!
Londra, 8-9-10 giugno 2011
Il giorno dopo l’incidente con il cambio della bicicletta che avevo scelto per il viaggio, (quella data da mio fratello).
Dedicai quasi tutta la prima parte della giornata alla ricerca di informazioni sul danno al cambio della bicicletta e per trovare il pezzo di ricambio, poi nel resto della prima parte della giornata, decisi di correre ai ripari, andando dal mio amico Rasta a prendere l’altra, che era da finire di aggiustare, quel pomeriggio lo dedicai cercando di finire di riparare la bicicletta del mio amico, ma il risultato sembrava non essere soddisfacente, nell’indomani comunque avrei avuto la possibilità di portare l’altra bici in un negozio di biciclette, dove avevo preso appuntamento per far fare il lavoro.
Volevo cercare di risparmiare soldi, ma io non avevo più Tempo per studiare come fare correttamente quel tipo di lavoro, non l’avevo nemmeno mai fatto prima! Quindi per non rischiare avevo deciso di lasciare fare questo lavoro a un esperto.
Il 9 giugno pomeriggio, quindi, prima di dirigermi al negozio, si presentò a casa nostra un ragazzo amico di una inglese che stava vivendo con noi. Lei, parlando con il suo amico le spiegò che lui stava facendo una scuola per imparare a lavorare sul montaggio e smontaggio biciclette, e che per lui non sarebbe stato un problema ripararmi la mia bicicletta gratuitamente. Inizialmente fui veramente contento di essere stato così fortunato anche se non ero molto convinto, poi decisi di fidarmi di quel ragazzo e di provare a vedere se quell’incontro mi avrebbe aiutato a risolvere quel grande problema, in fondo il ragazzo era una conoscenza di ragazzi che vivevano con me, quindi potevo fidarmi…
Il 10 di giugno lo dedicai quasi tutto a preparare l’equipaggiamento per il viaggio, devevo dimezzare il più possibile il peso, cercando di mantenere le cose più indispensabili ma anche quelle che mi avrebbero aiuta a risparmiare più soldi possibili:
Vestiti e ricambi estivi e invernali, ricambi e attrezzi per il riparo della bicicletta, l’attrezzatura per il campeggio e quella per il cibo.
In serata il ragazzo mi avrebbe riportato la bicicletta riparata, così ero pronto per ritentare. Mi stavo preparando mentalmente, ero un po’ agitato per la preoccupazione, così, di tanto in tanto cercavo di provare a concentrarmi, per vivere anche un po’ di tempo in serenità con i miei compagni e amici. Avrei voluto poter incontrare tutti e fare i saluti ma non c’era abbastanza tempo, anzi, pensando alle previsioni fatte in precedenza, calcolate dalla fine del lavoro con il manoscritto Xx CoN TantO AmorE xX, stando nei giusti tempi, ero in ritardo di mesi, sarei dovuto partire ad Aprile, e credevo che se avessi ritardato anche solo di un giorno non sarei più partito.
Tutti questi pensieri erano solo un pretesto per continuare a vivere una tensione inutile, che non mi avrebbe aiutato a riposare in vista della partenza!
Infatti avrei dovuto lasciare lo squat in prima mattinata, alle 4, 5 del mattino al massimo sarei dovuto uscire di casa…
Verso l’ora di pranzo il ragazzo arrivò portandomi la bicicletta riparata, sembrava tutto a posto, lui mi spiegò che non era stato un lavoro molto difficile e che la bicicletta non mi avrebbe più dato preblemi, poi mi augurò buona fortuna e se ne andò, prima di andarsene lo convinsi ad accettare un po’ di soldi per il disturbo e gli diedi cinque sterline anche se lui non voleva accettarle.
Mi preparai da mangiare, poi prima di andare a dormire, il mio amico brasilero mi propose di andare a riposarmi al piano di sopra nella mia ex-stanza, quella che avevo deciso di lasciare a lui e alla sua donna, mentre io stavo nel “giardino” (piastrellato) con la tenda e il saccoapelo. Era Sabato sera, fui contento di accettai la sua proposta, perchè così mi sarebbe stato più facile riposare, aveva piovuto tutto il giorno e il “giardino era tutto bagnato, quindi avrei dovuto dividere il salone con gli altri, e se alcuni di loro quella sera avrebbero preferito restare a casa, in quel modo avrebbero potuto usaro il salone per trascorrere la serata, per mangiare chiaccherare o trascorrere un po’ di tempo insieme…
Mangiai prima del solito poi andai a dormire, ma al piano di sotto i ragazzi stavano facendo troppo rumore e questo non mi faceva prendere sonno, così andai sotto dai ragazzi a pregarli di fare meno rumore, gli ricordai che dovevo alzarmi molto presto per partire per il viaggio, loro sapevano bene tutto questo cosa voleva dire, durante tutto quel periodo si parlava spesso di questa cosa…
Mentre tornavo al piano di sopra, speravo che tutto andasse bene, con la coda dell’occhio avevo visto qualcosa che aveva scosso la mia intuizione, sembrava ci fosse qualcosa che non andava che mi fece preoccupare un po’, tuttavia, pensai che essendo l’ultima volta che ci vedavamo, sarebbe stato un bel ragalo da parte loro venirmi in contro, dandomi l’opportunità di riposare il più a lungo possibile, ma niente, continuavano a parlare come se il mio appello non gli fosse interessato affatto, così tornai sotto e tentai nuovamente di convincerli, sperando nella loro comprensione, ma ancora niente, percepii che nell’aria, in quel salone si stava vivendo una situazione strana, insolita che non riuscivo a capire che mi metteva a disagio, sembrava come se ci fossero state delle discussioni preparate prima per cercare venirmi contro senza darmi nessuna possibilità ne di capire ne di difendermi. Entrai dentro la stanza dove tutti erano seduti al tavolo bevendo e fumando. (Io pensai che probabilmente si comportavano così perchè volevano cercare di farmi stare lì con loro a chiaccherare), tornai quindi a chiedere gentilmente se potevano parlare un poco più piano, mi rispose la moglie del ragazzo sud Americano, il suo tono fu forte e diretto, poi a seguire anche gli altri due Inglesi, l’unico che non rivolse parola fu proprio il mio amico Luis.
La ragazza mi ammonì che dovevo accontentarmi, visto che mi era stata offerta la possibilità di dormire nella loro stanza , così ringranziai e tornai nella stanza per dormire, ma invece di abbassare il tono di voce, iniziarono a fare ancora più rumori sbattendo e urlando…
Andai sotto un’ultima volta per cercare di capire cosa stava accadendo e senza capirne il motivo la brasiliana mi travolse con una strana argomentazione spinta e istigata dall’altra ragazza mezza Inglese e mezza Orientale e dall’altro ragazzo Britannico amico suo. Questa parlo veramente forte, arrabbiata, ovviamente c’era qualcosa, una novità che non sapevo che mi riguardava, ma non avevo tempo di stare lì a chiarirla, l’unica cosa che mi intaressava era capire perchè stavano facendo rumore di proposito, perchè si stavano comportando così. L’aria era sporca in tutti i sensi e non c’era nessun modo di cambiare quella situazione. Finì che incominciai ad arrabbiarmi nel sentire queste dimenarsi in quel modo, dicendo cose che non avevano senso, così, conclusi dicendo “Questa dovrebbe essere la mia ultima notte in questa città, unica cosa che vi ho chiesto era di potermi fare dormire un po’, ma siccome non volete non mi resta che prepararmi subito e partire senza dormire”.
Detto questo la brasiliana si alzo dalla sedia urlando di andarmene via colpendomi alla schiena più volte. Mi ferì, non mi fece male alla schiena, i suoi pugli piccolini da signorina svegliarono il mio orgoglio e la mia sensibilità, che ricaddero addormentati quando lei concluse dicendo”Tu non sei Gesù cristo!!!”
…Io non risposi ma pensai: “Ma che cazzo dice questa? Questa sta fuori di brutto!”, poi pensai che probabilmente erano state le canne che si era fumata tutta la sera, così feci finta di niente tornai su a prendere le mie cose e andai a prepararmi per la partenza…
Era circa l’una e mezza quando presi a risistemare il carrello, ero frustato e molto stanco, non chiudevo occhio da due giorni, ma dovevo andare via, non tolleravo più quelle situazioni, ne quelle persone. Si dice che negli squat si vive come in una comunità fraterna, ma purtroppo in molti posti a Londra questo stato non esiste, in molti casi avere un tetto sulla testa porta molta gente con necessità a comportarsi da meschini e approfittatori, alcuni sfruttano l’amicizia fingendo con se stessi e mentendo agli altri solo per poter guadagnare tempo o forse solo per guadagnare soldi, forse in questo stato i primi tempi ci sono caduto anche io, forse questo è quello che hanno sempre pensato quelli che erano attorno a me, forse, forse, forse.
…Sta di fatto che finalmente era arrivato in momento di darci il taglio definitivo, però, questa volta prima di andarmene via, decisi di cambiare tutto quello che avevo deciso, quindi di buttare via tutto quello che stavo ragalando o lasciando in quella casa a quei ragazzi. Tutte le mie cose, le cianfrusaglie che mi portavo dietro da tanto tempo, tutte cose materiali, comodità che mi erano servite per tutta la mia permanenza il quella città e che non potevo più portarmi dietro, (tutti gli accessori per la cucina, gli elettrodomestici, tende, lenzuola ecc.), presi tutto e lo spostai nel locale sottostante al condominio, anche il locale adiacente era vuoto ed era stato aperto di recente dagli stessi ragazzi che avevano aperto la nostra casa, ma non era stato ancora occupato da nessuno…

“Londra, un addio senza rimpianti!”
London, 11 Giugno 2011
Erano quasi le tre del mattino, ero pronto per partire, il mio amico, il marito della ragazza con cui avevo avuto la discussione, venne ad aiutarmi e decise di accompagnarmi con la sua bicicletta fino alla stazione di London Bridge.
Fuori pioveva ancora, decisi di andare il più piano possibile, per precauzione, in più avevo deciso di non sforzare in alcun modo la bicicletta più del dovuto, quanto più mi sarebbe stato possibile…
Arrivati alla stazione andai subito ad informarmi sugli orari e sul prezzo per un biglietto Londra – Dover, solo andata.
Il prezzo non era alto, ma c’era da aspettare un bel po’, il primo treno sarebbe arrivato alle sei e un quarto circa…
Luis, così si chiamava il mio amico, nonostante fosse tardi decise di restare con me fino all’arrivo del treno, questo mi fece piacere, così passammo un po’ di tempo chiaccherando.
Io ero stanco, non avevo dormito e la notte precedente avavo dormito poco e male, tuttavia, sapevo che presto sarebbe iniziata un’avventura incredibile, e come tale sarebbe stata molto dura fin dall’inizio, pensandoci, mi domandavo se era vero che ormai avevo preso quella decisione irreversibile che mi avrebbe portato, (finalmente), a lasciare Londra, la città dove avevo ormai trascorso più di cinque anni della mia vita. Ma come potevo essere sicuro di potermela cavare, cosa avrei fatto se non mi fosse stato possibile continuare il viaggio? Dove sarei poi potuto andare? In Francia non ci ero mai stato, il Francese non lo sapevo parlare, come sarebbe andata???… Inoltre questa era la mia prima esperienza solitaria in paesi stranieri che non avevo mai visitato prima, in queste condizioni poi, andava bene pensare di intraprendere un viaggio solitario in bicicletta, ma portandosi anche un carrello pieno, dal peso di quasi sessanta chili! Solo io potevo avere un’idea così pazzesca!…
Mentre io ero distratto dai miei pensieri, incantato su quelle rotaie vuote e silenziose, il mio amico restava fermo vicino alle mie cose, così tornato in me, mi voltai verso di lui, e guardandolo, mi tornò alla mente la stupida frase che mi rivolse la moglie, così, tornai vicino a lui e incuriosito gli domandai: “Luis, mi sapresti spiegare per quale ragione tua moglie mi parlò in quel modo, cosa voleva dire con quella frase, io non sono Gesù! Che gli era saltato il mente?”.
Lui sorridendo mi rispose: “…Non saprei, ma niente, non preoccuparti…”, prosegui con una leggera risata diplomatica, comunque dopo quell’episodio, confermai e mi convinsi ancor di più che, nel selezionare le mie conoscenze, dovevo fare più attenzione alla gente che usa droghe o che beve troppi alcolici…
Ecco il treno! Finalmente era arrivato il treno che mi avrebbe portato a Dover, erano le sei e un quarto del mattino, alle dieci sarei arrivato a Dover.
Luis mi aiutò a portare sulla corrozza il carrello, poi ci salutammo con un abbraccio, poi il treno chiuse le porte e partì.
Francia, lo sbarco a Calais.
Dover, 11 giugno 2011,
Ero salito sul treno, mentre il treno incominciava a muoversi, tenendomi in equilibrio, cercai di sistemare al meglio la bicicletta e il carrello, in modo tale che non dessero fastidio a chi volesse salire o scendere, poi mi guardai brevemente in giro per vedere chi viaggiava con me, c’erano altri ragazzi più giovani e la signorina che faceva il controllo dei biglietti, la signorina era salita con altri controllori sullo stesso scompartimento con tutti noi. Non c’era nessun altro sul treno. Volevo provare a riposare, ma ero troppo agitato, mi preoccupavo che essendo troppo stanco, se mi fossi addormantato troppo profondamente probabilmente non mi sarei svegliato in tempo per scendere alla giusta fermata, o che poteva succedere qualcosa alla mia bici o al carrello, questo stato d’animo mi faceva sentire allertato come se avessi bevuto una tazza di caffè, comunque sentivo il bisogno di riposare perchè stavano incominciando a farmi male gli occhi dalla stanchezza.
Decisi di mettere la sveglia all’orologio e distendermi, provai a chiudere gli occhi, ma niente da fare, ormai era mattino e la luce illuminandomi le palpebre non mi permetteva di prendere sonno, così restai sdragliato pensando a quando sarei arrivato a Dover, sarei dovuto andare al porto a cercare una compagnia per il biglietto per la nave che mi avrebbe portato in Francia a Calais…
Ero veramente emozionato, non ero ancora mai salito su una nave, nemmeno per un breve viaggio come quello! Che esperienza!…
Alle dieci e sedici, puntualmente, il treno arrivò alla stazione di Dover, ero pronto, appena si aprirono le porte portai fuori tutte le mie cose e mi diressi velocemente verso l’uscita della stazione, conoscevo la strada che dovevo prendere per raggiungere il porto, avevo studiato la mappa e l’avevo scaricata da internet per poterla avere sottomano.
Era la prima volta che vedevo un porto, per me, era così grande che mi sentivo timidamente insicuro nella direzione da prendere, così, per essere sicuro di andare dalla parte corretta, bussavo sul vetro delle vetture ferme o mi affiancavo alle persone che lavoravano lì per chiedere informazioni.
Comprato il biglietto, mi diressi verso il “molo” per salire a bordo della nave, c’erano molte macchine, così tante che la coda aveva creato un traffico ed erano tutti fermi tranne me (ovviamente), perchè io potevo passare senza dover restare incollonnato con le macchine. Quando arrivai in testa, mi fermai difronte alla parte posteriore della nave aperta, era così grande che copriva tutto il resto della nave e io non riuscivo a vedere oltre… Mi veniva da ridere, ma trattenni l’entusiasmo facendo gioire avidamente solo la mia testa, cosicche, arrivarono nuove energie incoraggianti a far passare la stanchezza!
Improvvisamente si avvicinò un ragazzo inglese più o meno della mia età, e tutto curioso incominciò a farmi un sacco di domande. Anche se la sua interferenza mi aveva distolto la mia attenzione da quella insolita, euforica eccitazione pre-adventure, cercai di restare concentrato anche alle sue domande, fino a quando non decisi di voltarmi verso di lui per dedicargli un po’ più di attenzione, e così mi accorsi che il ragazzo oltre a possederre una bella macchina, aveva seduta al suo fianco una bellissima ragazza. In più, il fatto che questo si era spostato per avvicinarsi a parlarmi, lasciando la macchina e la ragazza in fila, mi lusingò e mi convinse a dedicare un po’ delle mie forze per spiegargli alcune fasi del mio viaggio. La conversazione lo entusiasmò e il suo entusiasmo mi stava facendo sentire molto orgoglioso. Fu così che grazie a questa sintonia sentii arrivare altre energie positive, che mi stimolarono molto…
E vaiiii! A bordo guardavo il mare, in meno di mezzora sarei arrivato dalla parte opposta, vedevo la nave allontanarsi sempre più dall’Inghilterra, da quelle coste a spiovere, come se fossero state tagliate di netto da una lama divina, lasciavo tutto quello che per me rappresentava il freddo incessante, con la convinzione e la certezza, di sbarcare su terre climaticamente più stabili e rassicuranti.
Il sole in cielo era alto, caldo nonstante ci fosse il vento, e se non fosse stato che stavo attraversando lo stretto in nave per la prima volta, quel vento forte, avrebbe facilmente influenzato e infastidito le dure battaglie che si stavano svolgendo tra i miei pensieri d’incoraggiamento e le periodiche incertezze, che si diffondevano rapidamente dentro di me ogni qual volta prendevo decisioni definitive. Quindi pregai brevemente, speranzoso, di non accorgermi di quel vento dopo esser sceso dalla nave. I gabbiani ci seguivano, volteggiando e giocando sopra le nostre teste, lasciandosi trasportare da quel vento che sembrava li tenesse sospesi in cielo, fermi come su un ritratto.
Ci siamo! Si incominciava a scorgere la terra, dall’altra sponda la Francia, la nuova nazione che mi avrebbe ospitato era ancora abbastanza lontana, speravo di poter incominciare presto a scorgere le solite piccole imbarcazioni, ormeggiate vicino alle affollate spiagge bianche, ma niente, poco dopo sempre più vicina la nuova terra apparve nello scenario, con grande sorpresa notai che non vi era alcuna differenza dalla costa Britannica, ormai lasciata al passato. Si, anche qui si ripeteva quello scenario divino, sembrava come se le due terre fossero state staccate, punite.
Finalmente arrivammo al porto di Calais, mi sentivo ancora sperduto, lontano con la mente, tuttavia l’aria fresca, nuova, era come una sorgente che leggera ripuliva ogni cosa. Il peggio ormai era passato, ora non potevo fare altro che guardare avanti, ero all’inizio di tutto quello che sapeva di emozionante e sconosciuto, interessante!
Stavo percorrendo la prima strada uscendo dal porto, senza sentirmi minimamente dubbioso, in questa parte non sentivo la necessità di prestare attenzione a tutto. Il sole era alto e non faceva freddo, era una soddisfazione sapere che potevo iniziare, proseguire senza nessun timore, senza controllare strade o indicazioni. Fino all’uscita del porto tutto continuava a essere semplice e scorrevole, pedalavo tranquillo senza accellerare il mio percorso, passeggiavo. Dopo qualche metro, incontrai la prima rotonda, e subito alcuni cartelli che indicavano perfettamente la strada e il numero stradale da seguire per proseguire (strada nazionale 940). Trovando subito i segnali stradali che mi servivano, senza dover partire in ricerche difficoltose rese ancora più forte e fiducioso il mio ottimismo, sconfingendo facilmente quelle sciocche incertezze, insicurezze sviluppate dal senso di prudenza, che fino a quel momento stavano tiranneggiando, causa l’inesperienza di questo nuovo stile di vita.
Arrivato a Calais, entrando nel paese, tra gli abitanti notai del movimento composto, pacifico e rassicurante, tipicamente domenicale, a primo impatto mi sentii tranquillo, così, decisi di fermarmi subito alla prima boulangerie per comprare un po’ di pane e studiare i primi approcci con la lingua Francese.
Calais era un paesino, non dovetti percorrere molta strada prima di arrivare al centro formato da una piazza non tanto grande, dove con stupore mi accorsi che si stava svolgendo una piccola fiera, o probabilmente era un mercatino che ormai stava terminando, infatti erano rimaste poche bancherelle, e alcune di queste stavano chiudendo.
Mi avvicinai a un gruppo di persone e domandai dove potevo trovare una panetteria, lo si accorsero immediatamente che ero straniero, così cercarono di darmi l’informazione in maniera che fosse più semplice per me capire, così gesticolando, mi indicarono che ne avevo appena passata una e che dovevo tornare indietro di qualche metro guardando sulla destra. Tornai indietro di circa venti metri senza notare niente, poi cambiai direzione per tornare verso la piazza, provai a domandare ancora ad alcune persone, che indicarono alle mie spalle, mi girai indietro e sulla destra notai subito il negozio poco prima dell’angolo.
“Parcheggiai” la bici appoggiandola a un palo che sorreggeva un’insegna pubblicitaria, facendo attenzione che fosse ben in equilibrio per non rischiare che cadesse, (anche sul portapacchi posteriore il peso era notevole, circa quindici kg senza contare i sette della bicicletta), quindi entrai in quella bottega con il desiderio di comprare una buona baguette!
Era da quando andavo a sciare sulle montagne piemontesi (da ragazzino), che non mangiavo una buona, calda e croccante baguette, quanto mi piacevano!
Adoravo particolarmente quel profumo di appena sfornata, che già dalla strada metteva l’acquolina. Croccante, soffice, con quella fragranza pulita di ingredienti freschi, genuini. Forse anche le timide zuffe tra l’aria fresca e i tiepidi raggi di sole invernali, tipici di una bella giornata di montagna, il camminare goffamente sulla neve fresca erano una scusa ragionevole, irresistibile per andare all’assalto dei grandi, gonfi sacchi di quel pane caldo!…
Così considerando che la baguette è una specialità Francese, non volevo attendere oltre per provare finalmente l’originale! Ne comprai una, giusto per prova, in quanto che già entrando, una senzazione nasale di prudenza mi obbligò a controllare l’euforia.
Uscendo, montai sulla bici pedalando piano, ancora distratto da quella senzazione differente di mancanza olfattiva inaspattata, che litigava con quel senso di curiosità, di inconsapevolezza, che voleva dettare obblighi ai miei tempi, infatti, avevo deciso che era più importante accellerare il passo, arrivare al mercato, e comprare qualcosa da mangiare con il pane, piuttosto che fermarmi ad assaggiarlo vuoto, rischiando di non trovare più bancarelle al mercato!
Appena arrivato in piazza, subito vicino a me c’era la bancarella di un ragazzo giovane che vendeva prodotti culinari caserecci, ero intenzionato a comprare qualcosa, ma prima volevo avere alcune informazioni, quindi, visto che c’era un’altra persone prima di me, approfittai della scusa di dover aspettare il mio turno, per provare ad ascoltare la conversazione che si stava svolgendo, cercando di capire di cosa si stesse parlando. La discussione tra i due era interessante, cofidenziale, questo mi aiutò facendomi capire subito che i due si conoscevano, probabilmente erano amici. Chiaccheravano a proposito dell’economia del paese, delle difficoltà che stavano vivendo. Il ragazzo non aveva lavorato bene, aveva passato tutta la mattinata senza avere venduto molto, l’altro si lamentava che i prezzi erano alti e nessuno guadagnava molto, nemmeno con il turismo… Questo mi incuriosiva, sentivo sempre che la Francia era tra i paesi Europei che economicamente stava andando bene, ma, ovviamente per come la vedo io, le dicerie non rispecchiano mai la verità che si potrebbe vivere con i propri occhi o con le proprie orecchie…
Il ragazzo commerciante infine mi diede all’attenzione che stavo aspettando per essere servito, così io azzardai il mio primo desideroso intervento in lingua francese. Purtroppo le mie misere conoscenze, rivelarono immediatamente le mie ridicole, analfabetiche possibilità, così rassegnandomi, incominciai a cercare un’altra via di comunincazione, aiutandomi con l’inglese. Il giovane mercante comprendeva l’inglese quanto io il francese, così, infine concludemmo i nostri affari (compresa la contrattazione durante l’acquisto) gesticolando.
Lo spettacolo aveva divertito entrambi, alchè finiti i miei acquisti, prima di andare, ci presentammo e ci augurammo buona fortuna.
Prima di riprendere a viaggiare, decisi di trovare un posticino tranquillo dove potermi fare un panino, avevo fame e anche sete, quindi, non sarebbe stata una brutta idea quella di trovare una fontana, sarebbe stato perfetto se nelle sue vicinanze ci sarebbero state anche delle panche dove potermi sedere. Decisi quindi di fare un rapido giro di Calais. Passarono più di un quarto d’ora senza riuscire a trovare niente, mi sentivo veramente stanco, debole, inoltre sempre più affamato e desideroso di mangiare.
Il mio corpo cominciava a essere sempre più pesante, la luce del sole penetrava il mio viso infastidendo i miei occhi, che bruciavano sempre più, tutto attorno a me sembrava essere talmente luminoso, da darmi quasi la sensazione che presto o tardi sarebbe stato difficile mantenere la lucidità. Il pensiero di perdere i sensi, incominciò a spingermi a trovare un pretesto per stare attivo e non mollare, così, fermai un passante con il cane.
L’uomo probabilmente notando il mio stato, (ero sicuramente sciupato, pallido dalla grande stanchezza), si trattenne con me qualche minuto, conversando un po’ in francese poi, quando si rese conto che non capivo bene, incominciò a parlarmi in inglese. Questo mi sorprese dandomi il pretesto per sentirmi un po’ meglio.
Sia lui che il suo cane erano simpatici, il cane (un giovane mastiff) era bravo, forse un po’ troppo coccolone, così avvicinandosi per farsi fare un po’ di feste, mi si buttò addosso fecendomi perdere l’equilibrio, stavo rischiando di finire a terra con la bici, il peso non mi diede altra scelta che lasciare andare giù tutto. Raccolsi la bicicletta da terra sistemando il gigantesco zaino che trasportavo, poi mi rivolsi all’uomo chiedendogli delle informazioni, anche lui a sua volta, vedendo in che modo viaggiavo si mostrò molto interessato, così incominciai a spiegargli cosa avevo in mente di fare. Così prima di salutarci disse: “…Che bella cosa, che avventura! Spero che ti vada tutto bene!”.
Montai sulla bicicletta e ripresi a pedalare, forse era meglio uscire dal paese, magari in quello seguente sarei stato più fortunato, ora, considerando che avevo dovuto cambiare l’ora era quasi l’una, era ancora presto, ma dovevo ancora trovare un posto per la notte, un campeggio, e siccome era il mio primo giorno di viaggio, forse sarebbe stato meglio sistemarmi prima che facesse buio.
Uscendo dal paese, mi trovai immediatamente coivolto in uno scenario naturale, che infondeva grandi sensazioni di armoniosa tranquillità e sicurezza; anche questa volta la fame e la stanchezza che mi facevano sentire estremamente smarrito, erano state messe da parte, grazie alla vista quelle distese verdi pianeggianti. Anche il tepore del sole e le sue luci, giocando con i colori dei lontani riflessi blu del mare, li aiutavano a giungere sino a me, così da farmi sentire in grado di continuare a pedalare e andare avanti all’infinito.
La strada da percorrere era bella, dritta, perfetta, secondo le informazioni prese prima di partire, avrei dovuto continuare tenendomi sempre difronte la strada nazionale n. 940. Attorno a me c’erano tanti campi e non si vedevano case, l’aria era fresca e piacevole, tuttavia, mi ero proposto l’obbiettivo di provare ad arrivare fino a Boulogne sur Mer. Ovviamente se non fosse stato per la stanchezza, quest’ambizione sarebbe anche potuta essere possibile, c’era comunque sempre da considerare che era prioritario trovare un campeggio per mangiare e dormire, e non conoscendo il Francese, probabilmente sarebbe stato più saggio provvedere in anticipo.
Presi dunque la decisione di arrivare fino al paese seguente, il più vicino era Sangatte, arrivato lì, avrei provato a chiedere informazioni riguardante i campeggi che potevo trovare.
Quando finalmente arrivai a Sangatte, mi fermai chiedendo informazioni a chiunque incontravo sulla mia strada, scogliattoli, gatti, cani ecc. Infatti più che un paesino era un piccolo villaggio, formato da pochi abitanti, più che altro contadini o proprietari terrieri, uno di questi incrociò la mia strada, e si lasciò coinvolgere dalle mie disperate prove di comunicazione nella loro madre lingua.
Incredibilmente, (forse grazie alla similitudine col piemontese), non mi fu complicata la comprensione di alcune parole chiavi che necessitavo, per riuscire a tradurre le frasi intere che quell’uomo partoriva in modo chiaro dalla sua bocca, tra le quali: Aller tout droit….. grand Camping…. ecc.ecc. (?!?). Chiaramente per educazione facevo finta di essere coinvolto a tutto quello che diceva, cercando di mascherare la mia ignoranza, anche se probabilmente non ci riuscii in pieno a causa di alcune espressioni di smarrimento che comparivano più che evidenti sul mio volto.
Non male! Come secondo approccio iniziale dell’avventura, avevo scelto un bel chiaccherone che non aveva niente da fare. Lui parlava, parlava, anche dopo avergli detto che avevo capito, e quindi, pronto a ripartire volevo salutare e andare, ma lui cercava di trattenermi continuando a parlare e domandare. La sua curiosità era così grande, che arrivò a trattenermi più a lungo, solo a causa della riconoscenza che ero quasi obbligato a dare per l’aiuto che mi stava dando. Ok, quindi pazientemente voltai lo sguardo verso questo curioso individuo e allargai un progressivo, sarcastico sorriso, che esprimeva esattamente i miei pensieri in qualsiasi lingua, poi scendendo dalla sella mi misi in piedi e parlando in Inglese, gli spiegai che non parlavo il Francese la avevo capito dove dovevo andare, se ovviamente me lo avrebbe permesso.
Cercai di mascherare con un pizzico di simpatia, per educazione, l’urgenza di voler chiudere l’incontro per continuare il viaggio, infatti, lo stato in cui mi trovavo, non mi consentiva di essere molto paziente, ne concentrato o attento ai lunghi discorsi. Mi sentivo un fumetto di gomma Giapponese in 3D, quando increduli fanno le espressioni buffe, sembrava che la mia faccia si stesse sciogliendo e il mio mento fosse finito sul pavimento. Quando finalmente riuscii a “sganciarmi” dalla morsa di quell’individuo e ripresi a padalare, la prima brezza che arrivò sul mio volto, sembrò come se mi avesse ridato la libertà dopo una settimana di detenzione, facendomi sentire più leggero, soddisfatto.
Dopo qualche km arrivai al Campeggio. Prima di raggiungere l’entrata incontrai un uomo, dalla sua postura intuì che fosse il proprietario del campeggio, quindi domandai subito se potevo parlare il Inglese, mi rispose positivamente e prosegui domandandogli anche se potevo rivolgere a lui le domande, il signore confermò di essere il direttore del campeggio, dopodichè provai cautamente a informarmi sulla possibilità di potermi fermare (non ero mai stato in un campeggio, quindi non sapevo quanto mi sarebbe costato, mi ero organizzato in anticipo mentalmente un badget di 10€ da non superare).
L’uomo mi domandò subito da dove arrivavo, io gli risposi che ero partito da Londra all’alba, ero stanco perchè non avevo dormito ed ero stato tutto il giorno in viaggio. Il direttore del campeggio mi stava guardando senza parlare, così mentre stava riflettendo per conto suo, io approfittai e gli chiesi se c’era del posto per mettere la tenda e quanto mi sarebbe costato.
Lui rispose subito che per una settimana mi sarebbe costato 45€, per un mese 160€ ecc. specificando che i prezzi erano bassi perchè la stagione non era ancora iniziata. Ero ancora un po’ distratto, ma quando sentii 45€ mi svegliai di colpo, poi quando finalmente arrivò anche il resto della frase al mio cervello, esclamai:
“No, no! SOLO UNA NOTTE!!!…”, mi avvicinai un po’ di più all’uomo, e guardandolo con curiosità negli occhi continuai:
“Devo proseguire il mio viaggio, dovrò ripartire domani mattina presto.”
L’uomo accennò un sorriso, restò ancora qualche secondo in silenzio pensando, poi domandò ancora:
“Dove sei diretto?”, Io rispondendo gentimente al suo sorriso, gli spiegai che ero diretto al sud della Francia. Lui guardò rapidamente il mio bagaglio poi aggiunse:
“Non sarà un viaggio facile, ci sono le montagne in Francia, per quanto tempo hai in mente di viaggiare?”, prendendo fiato risposi:
“Bè, non saprei quanto tempo mi ci vorrà, proseguirò lungo tutta la costa, quindi credo di non incontrare montagne nel mio percorso”. Così riprendendo il discorso campeggio, concluse:
“Bene allora, posto ce ne tanto, mettiti dove vuoi e buon riposo.”.
Curioso chiesi: “Quanto dovrò pagare?”. Lui repplicò immediatamente che solo per una notte non mi avrebbe chiesto niente ma, siccome le docce funzionavano a gettoni, se volevo lavarmi un gettone costava 50cent, poi aggiunse che se volevo mangiare qualcosa alle mia spalle c’era un ristorante, lì avrei mangiato bene e non costava molto, infine andando verso l’entrata del camping per alzare la barra che bloccava il passaggio, chiamò un ragazzo assistente dicendogli di accompagnarmi dentro.
Mi sentivo soddisfatto, fortunato, avevo trovato un bel posto dove dormire senza spendere soldi. Il campeggio era molto grande, uno spazio verde con erba corta, dove tutt’attorno erano disposte delle casette rustiche o spazi vuoti per i camper.
Come aveva detto il direttore, non c’erano molte persone, qualche famigliola con bambini piccoli che scorrazzavano, giocando su quella grande distesa verde, libera e pulita. Si stava per facendo buio e il tempo stava cambiando, alcune nuvole stavano chiudendo il cielo, probabilmente si sarebbe messo a piovere.
Ero stanco, quindi mi spostai verso il centro del parco accompagnato dall’assistente che mi parlava, o almeno provava a farsi capire. Arrivammo al posto che mi sembrò perfetto e domandai all’uomo se poteva andare bene, lui rispose positivamente, poi, mentre mi accingevo a tirare fuori tutto quello che mi serviva, forse incuriosito si trattenne per osservarmi trafficare per preparare la tenda.
Di tanto in tanto provava ad accennare una conversazione in Francese, così non vedendo segni di comprensione da parte mia, incominciò provando a parlarmi con il suo Inglese modesto, base, ma sufficiente per riuscire a farsi capire.
Prima che si allontanasse per andare a continuare il suo lavoro, lo fermai chiedendogli di indicarmi dove fossero le docce.
Infatti, la cosa che continuava a frullarmi in testa, era di non perdere tempo e andare a fare subito una bella doccia calda non appena avessi finito di montare la tenda, per non rischiare che diventasse buio.
Le docce non erano molto distanti, ma ero così stanco da sentire ogni movimento che facevo molto lungo da fare, sembravo come muovermi al rallentatore, con molte pause, e tutti i passi che facevo sembravano così pesanti da sembrare di reggermi in piedi a stento con le poche forze rimaste, ero arrivato al punto da credere che mi sarei lasciato antare a terra per dormire senza riuscire a montare la tenda! Barcollando da una parte all’altra, dopo quasi mezzora, passo dopo passo tenendo a sforzo gli occhi aperti terminai di montare la tenda, raccolsi tutto quello che mi serviva per la doccia e finalmente mi diressi verso le cabine. Le docce non erano al coperto, si trattava di un tubo d’acciaio per l’acqua che fisso al pavimento saliva fino a circa due metri composto da manovella per regolare il flusso e box per i gettoni, il tutto coperto da tre pareti di plastica spessa più la porta senza parte superiore.
Dopo aver finito l’ispezione, controllando se scendeva o no acqua, vedendo la scatola per i gettoni realizzai di aver dimenticato di prendere il gettone! Non che questo mi aveva danneggiato, ormai avevo fatto 100, potevo fare 101! Così mi incamminai tranquillamente verso l’entrata, salutando con disinvoltura in Francese tutti quelli che incontravo.
Arrivai giusto in tempo, mentre il direttore del campeggio stava per chiudere e andare via, con un ultimo sforzo accennai una corsa fermandolo e chiedendo gentilmente il gettone per la doccia, ma nello tempo stesso, mettendo le mani nelle tasche mi accorsi di non avere spiccioli e di aver dimenticato i soldi nel marsupio dei documenti che avevo lasciato dentro la tenda. Guardandolo dispiaciuto, gli comunicai l’accaduto pregandolo di attendere il mio ritorno, l’uomo mi rispose che stava andanto via, così mi diede il gettone dicendomi che avrebbe ritirato i soldi nell’indomani, poi mi ricordò l’orario di chiusura del ristorante, e prima di salire in macchina domandò:
“Ragazzo di dove sei?” Io risposi che ero Italiano e lui accennando una smorfia simpatica mi rispose:
“L’avevo immaginato!”, conluse infine con una risata e salì nella sua macchina, lo salutai con un braccio e mi diressi verso le docce soddisfatto.
La doccia era stata perfetta, ma faceva più freddo, la temperatura esterna si era abbassata improvvisamente, questo non poteva darmi altra scelta che una asciugata rapida al corpo con avvolgimento totale nell’asciugamano, e corsa con tuffo dentro la tenda per l’asciugatura dei capelli e “l’assemblaggio” totale pre-abbuffata al ristorante!
Anche tutte queste operazioni durarono una buona mezzora o poco più, al termine mi sentii così rilassato a tal punto di sentirmi leggero come una piuma indù, ma affamato come una tigre della Malaysia.
Erano ormai quasi le nove di sera, il tempo era passato veramente rapido, io dopo aver sistemato tutte le mie cose, chiuso la tenda e preso il marsupio con tutto l’occorrente, ero finalmente pronto per andare a mangiare. Fino a quel punto mi era andato tutto bene, anzi meglio delle aspettative, tuttavia, sentivo di non dover vantarmi troppo, per questa ragione era meglio non cantar vittoria troppo presto e mantenere la guardia alta onde evitare sorprese all’ultimo, infatti anche questo primo approccio “ristorativo” Francese era una novità, dovevo cercare di restare attento per non commettere qualche errore che mi sarebbe costato più di quando avevo risparmiato fin d’ora! Quatto quatto avvicinandomi notai che il posto era abbastanza affollato, e che insieme a me stava entrando anche un gruppo di ragazzi più o meno della mia età. (Xx …e le ragazze di questo gruppetto erano proprio carine! xX).
Il notare che all’interno sia le cameriere che i clienti fossero tutti giovani, (e le ragazze carine), fu ulteriormente un’incoraggiamento ad entrare, andai al bancone e chiesi se era possibile parlare il Inglese, il barman rispose di si, e mi accolse chiedendomi se desideravo bere qualcosa, io risposi che ero affamato e che per prima cosa ero interessato a vedere il menù, al chè dalla mia sinistra, non lontano da me, si avvicinò una cameriera con in mano il menù, invitandomi a seguirla per accomodarmi a un piccolo tavolo che si stava liberando, i suoi seni erano così grossi che era impossibile non guardarli e cercare di distrarre altrove la vista. (Forse mastodontici era azzardato, ma erano così belli e tesi che era un piacere rivolgere la tutta l’attenzione!!!).
Così, la cameriera mi domandò se volevo prendere qualcosa da bere e io gli risposi che volevo vedere cosa mi proponeva il menù. Alcolici??? A parte il vino ogni tanto non bevo, così vista l’occasione un bicchiere di vino non mi dispiaceva ma volevo rifletterci un po’, quindi si allontanò dicendomi di chiamarla non appena mi fossi deciso.
Passarono alcuni minuti, poi, richiamai l’attenzione della tettona, che, anche se era impegnata non impiegò molto a tornare al mio tavolo, e distendendosi difronte a me appoggiando i gomiti sul tavolo, mi mostrava “sadicamente” in prima linea le sue doti migliori, cosicchè io “masochisticamente”, riprendessi a notarle passivamente, poi, senza pudore con una smorfia le ordinai il bicchiere di vino che avevo scelto e non soddisfatto la trattenni al tavolo davanti a me, spiegandogli che non essendo pratico di cucina Francese sarebbe stato necessario qualche consiglio.
Il giochino era anche troppo evidente quindi mi tornarono in mente i propositi iniziali, e una vocina critica mi suggerì di fare comunque attenzione e non essere troppo esplicito o almeno avere un po’ più di cautela, nel caso che nella sala ci fosse stato il fidanzato o un parente. Quindi ritornai in me staccando gli occhi a “ventosa” da sopra i suoi seni e concentrandoli in una rapida occhiata verso il bancone.
Il ragazzo era troppo occupato a chiaccherare con gli amici clienti che mi avevano lasciato il tavolo e si stavano gustando il solito caffè dopopasto, e oltre a un giovane cameriere che serviva il vino al tavolo, non sembrava non ci fosse nessun’altro, quindi ripresi da dove ero rimasto, concentrandomi di più sulla spiegazione della cameriera che mi consigliava di prendere un piatto di formaggi tipici locali come antipasto e una zuppa di pesce che era molto richiesta. I prezzi non erano alti (poco più di 10€), la scelta sembrava adeguata, quindi confermai i piatti.
La signorina si rialzò interrompendo lo show, poi prima di congedarsi mi comunicò che ci sarebbe stato da aspettare un po’, circa mezzora per dare il tempo al cuoco di cucinare la zuppa. Accettai di dover aspettare e la lasciai andare con un sorriso.
Uscendo da quella “taverna”, realizzai con una tranquilla sazia pazienza, che la mia prima lunga giornata stava per terminare, la notte scura aveva preso spazio e dato campo a un’improvviso abbassamento della temperatura esterna e del vento, quest’ultimo, nonostante fossimo ormai quasi alla metà di giugno, non era forte ma fastidiosamente “pungente”. Ero quasi arrivato alla tenda, quando, grazie al pensiero di godermi l’aspettato desideroso riposo, sentii circolare anche la sensazione di pace. Entrai nella tenda e incominciai finalmente a dormire.
Si era messo a piovere, pian piano l’acqua scendeva ticchettando sulla tenda, questo non mi creava disturbo, anzi era abbastanza piacevole sentire il rumore dell’acqua cadere senza provocare disagi… Disagio??? Il progressivo aumento di quelle goccioline sempre più grandi, mi fece tornare in mente che la tenda era vecchia e non riusciva a trattenere forti acquazzoni, quindi avendo dimenticato di ricoprirla, potevo soltanto sperare che la pioggia cessasse improvvisamente, perchè niente mi avrebbe convinto ad alzarmi, uscire sotto la pioggia e cercare i lenzuoli di nylon per coprire la tenda, ormai era troppo tardi!!!
Macchè la pioggia non cessava ne diminuiva, io continuavo il dormiveglia forzato fino a quando mi accorsi che i lati la coperta stavano incominciando ad inzupparsi. Appena realizzai che l’acqua stava filtrando sempre più nella tenda, decisi di aprire completamente il saccoapelo e stenderlo con la parte impermeabile sulla base della tenda al posto della coperta, sdraiandomi con sopra la coperta appena umida. La pioggia incominciava a rallentare. Io ora mi sentivo tutto accartocciato in mezzo alla tenda comunque mi sentivo meglio e potevo riprendere a dormire e pensare a come comportarmi nel futuro in casi simili.
Una benefica novità a Boulogne sur Mer!
Francia, 12 Giugno 2011
Alle 9 del mattino ero già sveglio, mi sentivo riposato, tuttavia ero rimasto sdraiato fissando la superficie superiore della tenda, ancora infastidito dal pensiero che non ero in grado di proteggermi in caso di un’acquazzone, mi era andata bene che non aveva piovuto forte! Conclusi rammentandomi che quella tenda era stata trovata sotto terra nel giardino dello squat dove avevo vissuto a Londra, quindi, a parte il duro lavoro per ripulirla completamente dalla terra e renderla vivibile, non mi era costata niente. Restavo comunque fermo fissando quell’unico punto, pensando che se non fossi stato in grado di risolvere il problema trovando da dove filtrava l’acqua avrei dovuto trovare un’altro rimedio, forse provare a ricoprire la tenda con i nylon sarebbe stato sufficiente!
Era ora di alzarsi! La luce chiara che filtrava nella tenda dava l’idea che sarebbe stata una bella giornata e suggeriva l’inizio di una bella partenza!
Uscendo dalla tenda l’erba umida mi aveva rinfrescato i piedi suggerendomi una bella camminata a piedi scalzi per prato fino ai bagni.
Dopo essermi lavato accuratamente notai che altre persone si aggiravano nei pressi dei bagni, forse incuriosite dalla mia presenza. Non avevo ne il tempo ne la voglia di iniziare a conversare, quindi passai indifferentemente oltre quelle attenzioni dirigendomi verso la tenda, dovevo pensare a sistemare le mie cose e partire subito, volevo viaggiare, dovevo raggiungere la mia prossima meta, e per farlo probabilmente avrei dovuto viaggiare tutto il giorno. Dovevo arrivare a Boulogne sur Mer!
Dirigendomi verso l’uscita dal campeggio incontrai il proprietario che stava aprendo la casetta per entrare nel suo ufficio. Come spesso mi succede, avevo già dimenticato anche il suo nome, così approfittai di un semplice saluto mattutino come il classico “bonjour” per attirare l’attenzione su di me.
L’uomo si girò e rispose a sua volta poi, avvicinandosi a me (perchè ero rimasto fermo a mantenere la bici), parlando un buon Inglese, incominciò a farmi alcune domande per accertarsi che tutto fosse andato bene evitando di farmi notare che gli dovevo pagare i gettoni per la doccia.
Anche se non avevo dormito con tutti i comfort, mi ero riposato e mi sentivo in forma, quindi sorridendo doverosamente non lasciai trasparire il lieve disagio dovuto alla pioggerella, lo pagai come pattuito e lo ringraziai per l’ospitalità.
L’uomo mi chiese se avesse potuto fare qualcos’altro per aiutarmi, se avevo bisogno di qualcosa per il viaggio. Anche se era un uomo più grande e più maturo di me, aveva capito che ero una persona di fiducia, mi guardava con rispetto e ammirazione, e decise di condividere quelle sensazioni facendomi i complimenti, confermandomi che per lui ero un uomo molto coraggioso, poi facendomi gesto di attenderlo, rientrò per andare in ufficio e tornò da me con una mappa locale, la aprì e mi chiese per quale tragitto ero diretto, individuai subito la statale (Nazionale) D940, gliela indicai spiegandogli che desideravo continuare fino a superare Boulogne sur Mer, lui mi spiegò che non era vicino ma che la strada era buona e che sarebbe stato un buon viaggio. Io gli spiegai che ero intenzionato a superare quella cittadina prima di sera, e che andando piano mi sarebbero occorse molte ore e quindi probabilmente avrei dovuto pedalare tutto il giorno senza fare molte soste.
Ripiegai la mappa su una mano e la allungai verso di lui che la rifiutò dicendomi che potevo tenerla, lui ne aveva altre mentre forse a me sarebbe potuta servire. Accettai il suo regalo, lo rigraziai e salutai nuovamente, lui alzando la barra per farmi passare mi congedò spronandomi con una frase che non avevo ancora sentito: “Bon courage!”.
Partito!!! Non mi fu complicato incontrare la strada principale e proseguire subito per Boulogne sur Mer, i cartelli erano chiari e precisi, la strada era pianeggiante e scorrevole, non c’erano molte salite e quelle che incontravo non erano affatto difficoltose. La strada era asfaltata, pulita e senza problemi, praticamente perfetta se si considera che stavo passando in mezzo a campi e valli.
Dopo qualche ora di marcia mi venne il pensiero che non sarebbe stata una brutta idea se avessi avuto uno di quei cronometri per ciclisti che calcolano anche i kilometri, infatti a ogni ora che passavo pedalando, mi veniva la curiosità di sapere quanti kilometri avevo percorso in un’ora! Non andavo veloce ne mi sentivo stanco, anzi. Tuttavia dopo aver passato i primi paesini, sembrava avessi percorso lunghe distanze, così incominciai a fare alcune “soste” andando a fare i giri di perlustrazione in quei paesini caratteristici.
In fin dei conti, il bello di esser partito per questa avventura non era solo quello di viaggiare per tutta la costa Francese, vedere dei bei posti, panorami incantevoli, ma anche il piacere di essere finalmente LIBERO di fare quello che volevo senza pensare a niente, non avevo nessun programma da rispettare, non avevo un appuntamento fisso ne tantomeno dovevo organizzarmi dei tempi, potevo fermarmi quando volevo e dove volevo, conoscere chi volevo se lo volevo, sapevo dove dovevo andare e ora avevo quasi tutto il tempo che mi serviva, questo mi bastava.
In quanto al tempo, bè, non avevo proprio tutto il tempo che volevo, un tempo marginale fondamentalmente importante per i miei calcoli c’era, infatti l’unica preoccupazione era quella del calcolo dei kilometri giornalieri e quelli totali da percorrere per non rischiare di trovarmi in difficoltà nel futuro.
(Spiego meglio): Io avevo programmato di partire da Londra verso la metà di Aprile, (tutto programmato in anticipo e scritto sul mio manoscritto; Xx CoN TantO AmorE xX) in quel modo avevo buone probabilità di godermi tutta la costa della Francia occidentale, quindi poi arrivare in tempo (più o meno verso fine Luglio) in Spagna, e godermi tranquillamente anche la parte costiera occidentale spagnola con il clima perfetto… […]
Purtroppo “ora”, essendo partito verso la metà di Giugno dalla Francia, non ero più sicuro di poter realizzare il mio sogno, quindi dovevo incominciare a studiarmi una possibile alternativa, una soluzione che mi avrebbe dato la possibilità di arrivare in “Tempo”(prima della fine dell’estate) al nord della Spagna. Infatti essendo nato a Torino, nel nord Italia, avevo calcolato che arrivando nel nord di Spagna verso fine Settembre, avrei rischiato di incontrare il freddo tipico di quella parte d’europa o la pioggia, e quindi di giocarmi il bel tempo estivo!
Fortunatamente le occasioni di prendere visione di una mappa nazionale Francese erano minime, infatti se non mi connettevo ad internet e non visitavo Google maps, non mi preoccupavo ne tantomeno mi veniva in mente di pensare che, attraversare tutta la costa nord-ovest della Francia (compresa la Basse Normandie e la Bretagne) equivaleva a percorrere circa mille e più kilometri, quindi siccome avevo calcolato che nelle mie condizioni di peso, (in condizoni normali, [cioè senza pensare di incontrare salite complicate], evitando di considerare le situazioni climatiche!), sarei stato in grado di percorrere da un minimo di cinque a un massimo di otto kilometri all’ora, viaggiando per mettiamo dieci ore al giorno, avevo una media minima che oscillava fra i settanta agli ottanta kilometri al giorno, (ma tutto questo era ancora teorico, perchè, ovviamente non ero attrezzato di un orologio contachilometri, e non avevo ancora calcolato quanti chilometri ero in grado di percorrere giornalmente). :)”… (scusate)
Era ancora presto per questi pensieri, “oggi”, sarebbe stata una bella giornata dominata da un sole forte e luminoso, e io avrei pedalato tutto il giorno indossando il mio cappellino Cubano, la canottiera e i pantaloncini da pescatore color verde militare. (…la cosa più piacevole e commovente era che mi sarei goduto il sole e il mare estivo e che finalmente mi sarei abbronzato!!!! Yeeees…).
Dovevo padalare, solo questo era importante, non potevo perdere del tempo in pensieri scomodi, anche perchè tutto il tempo in più era indispensabile per pensare a quelli comodi nel caso che, attraversando qualche bel paesino turistico mi fossi inbattuto in qualche dea marina da conquistare (non importava la nazionalità, ma forse per rispettare il patriotismo alla francese, nelle mie fantasie si diffondevano esclusivamente bellezze color latte, dagli occhi chiari e dal nasino all’insù, magari con qualche lentigine e un corpo da favola!).
Avevo fame, tutto quel bel pensare stimolava l’appetito e anche se non ero un grande amante della colazione, avevo messo anche in conto che presto avrei dovuto cambiare la mia alimentazione, pedalando tutto il giorno avrei consumato molte energie e quindi avrei dovuto aumentare i miei pasti giornalieri.
Tra le cose che mi importava osservare quindi, era trovare il supermarket più conveniente e economico dove fare i miei acquisti. Per l’acqua non c’erano problemi, avrei bevuto l’acqua delle fontane, ma per il cibo aimè dovevo spendere un po’ di soldi!
La strada D940 era proprio comoda e tranquilla, non veniva percorsa da molte macchine e mi faceva passare dentro a paesini costieri molto belli e caratteristici. Appena giunsi al primo paesino; Escalles, decisi di passare dal centro e andare oltre senza fermarmi, la stagione estiva non era ancora iniziata e i paesini non avevano grandi presenze, tuttavia percorrendo questa strada avevo la possibilità di restare ai margini del mare e godermi le coste scattando anche qualche bella foto.
(Le foto potete vederle nel blog “Galleria Fotografica”. Essendo messe in sequenza di data, potete vivere il racconto del mio viaggio vedendo con i vostri occhi quello che ho visto).
Quando giunsi a Wissant le cose cambiarono leggermente in meglio, la cittadina non era male, decisi quindi di fare una piccola pausa, fare un giro rapido e magari fermarmi per mangiare qualcosa. Avevo avanzato mezza baguette e un po’ di vegetali sotto olio che avevo comprato il giorno prima al mercatino.
Trovai un piccolo spiazzale dove potevo anche sadermi, così, accostai la bici e il carrello nelle vicinanze, raccolsi la borsa “termica” che usavo per conservare al fresco il cibo e mi andai a sedere. Mangiando pensavo che sarebbe andato tutto bene, mi sentivo al massimo ed era appena l’inizio, ormai non sarei più tornato indietro ne avrei più potuto tornare a casa in italia…
Il mezzo panino non duro più di un minuto e qualche morso, era tempo di riprendere senza pensare ad altri diversivi. Era piacevole autocontrollarsi, la sfida era una grande opportunità per crescere maggiormente, bisognava rispettare ogni situazione, per non rischiare di incontrare delle difficoltà in futuro era necessario pensare e agire in anticipo e questo era un esperimento molto interessante!
Ripresi a pedalare; pedalai per qualche ora tranquillamente, senza fermarmi, proseguii piano fino a quando finalmente non raggiunsi Boulogne sur Mer! Ero contento di esser riuscito a raggiungere la mia tappa in un buon tempo, ero in anticipo quindi avrei potuto dedicare un po’ di tempo a visitare il posto, cercare un supermercato e proseguire ancora un po’ fino alla prossima cittadina o paese per trovare un posto dove dormire.
Mentre osservavo il cartello che indicava i vari siti comunali, tra i quali il centro, la chiesa ecc. , mi accorsi poi che su uno di questi c’era scritto: “Office du Tourisme”.
“Interessante” pensai. Ero incuriosito, avevo del tempo e magari non mi avrebbe fatto male provare a fare una breve sosta “intellettuale” da quelle parti, così decisi di fare prima un sopralluogo in cerca di un minimarket per fare provviste, poi, siccome dovevo passare dal centro per fermarmi a vedere che informazioni si potevano avere in questo punto di informazione turistica…
Quando ebbi terminato il mio breve giro del paese, mi fermai in questo centro per avere delle informazioni turistiche; inizialmente credevo si potessero ricevere informazioni sulle varie cose da visitare nella cittadina, poi, notai che si trovavano vari libricini illustrativi in tutte le lingue, anche in Italiano, così, andando a parlare con una ragazza che vi lavorava, venni a conoscenza che era possibile ottenere gratuitamente delle mappe regionali che spiegavano dettagliatamente tutti i percorsi ciclabili del paese. Questa fu la più grande, inaspettata scoperta che potessi fare; mi sentii veramente sollevato nel vedere che in Francia c’erano percorsi campestri per pedoni e ciclisti che l’attreversavano dal nord al sud al di fuori dalle tratte stradali.
Ahimè, presto notai che non era sempre così, in alcuni tratti le piste ciclebili erano state interrotte o non erano adatte al mio passaggio, quindi in quei casi non mi fu possibile godere di un passaggio completamente naturale.
Passarono i giorni, pioveva spesso, quasi sempre, ma quello che mi infastidiva di più era il vento. Il vento soffiava sempre forte e contro di me. Io non potevo andare veloce come un qualsiasi altro ciclista; solo la mia bicicletta pesava quasi sette kg, senza contare il trasportino che ne aveva almeno quarantacinque, immaginate quanta fatica! Tuttavai mi ero ormai proposto un’obiettivo giornaliero e bisognava riuscire a mantenerlo!
Un’altra difficoltà che non avevo mai considerato erano i ponti; il primo che dovetti attraversare fu il grande ponte di Normandia; che collegava il passaggio dalla città di Le Havre con Honfleur, purtroppo sulla strada non compresi bene le indicazioni, così mi trovai su un primo ponte abbastanza lungo e pericoloso, soprattutto perchè, essendo autostradale non aveva una careggiata con lo spazio sufficiente, così, dovendo andare piano per via del dislivello e del vento, spesso, al passaggio di grandi camion o tir rischiavo di perdere il controllo.
Passato il primo ponte (credendo fosse quello di Normandia), mi sentì meglio, poi, dopo appena qualche km mi trovai di fronte un altro ponte, questo molto più grande del primo, così, pensando di aver sbagliato strada, mi fermai per chiedere informazioni. Fortunatamente incontrai subito un ragazzo che parlava Inglese, quindi, spiegandogli la mia avventura sull’altro ponte, lui mi informò che quello che avevo attraversato non era quello di Normandie e che se volevo proseguire dovevo attraversare quello che avevamo di fronte…

Fu una tragedia; mi rifiutavo di crederci, ero così seccato che mi lamentai col ragazzo dicendogli che non avrei attraversato un’altro ponte, specialmente uno come quello che mi trovavo davanti agli occhi! Vista la mia condizione, il ragazzo gentilmente comprese le mie preoccupazioni, così mi suggerì di seguirlo con la macchina, si stava offrendo di farmi da “scorta”, e se fosse successo qualcosa mi avrebbe aiutato. quell’altruismo di colpì, incoraggiandomi e facendomi sentire la forza di poter compiere ancora un’altra impresa, così accettai la sua offerta.
Prima di arrivare sul ponte dovemmo passare un piccolo sbarramento, una specie di dogana di servizio, dove un uomo mi assicurò che il ponte era accessibile ai pedoni e per i ciclisti, in quanto oltre alle carreggiate per le vetture era dotato anche di piste ciclabili; questa notizia mi rasserenò maggiormente! Una volta sul ponte notai che oltre ad avere una bella pendenza, la salita era veramente lunga, tanto che non riuscivo a vedere l’altra parte; sarebbero stati almeno un km e mezzo solo in salita…
Passato il grande ponte di Normandie, il mio primo pensiero fu di raggiungere il primo paese per mangiare, così, decisi di dirigermi a Honfleur. Ormai il peggio era passato, quindi mi trovai a dover possare su delle colline, sulla strada vedevo alcuni cartelloni di Creperie, così, anche per la stanchezza decisi di fermarmi subito in una di quelle. Trovai la Creperie “Le petit Vasouyard”, (vedi Foto su Galleria Fotografica) non era un posto grande, era come una taverna rustica, molto carina e pulita, con alcuni affreschi sexi stile murales sul muro. Tutto molto carino tuttavia quello che mi convinse a tratenermi lì, fu l’incontro con la cameriera Francese più bella che abbia mai visto non solo in Francia ma anche tra tutte le ragazze Francesi che avevo conosciuto a Londra!
I prezzi non erano alti, così decisi si mangiare una bella bistecca che mi avrebbe ridato un po’ di energie; mentre attendevo, approfittai per chiaccherare con la ragazza, che sfortunatamente non comprendeva molto bene l’Inglese, apparte ovviamente i vari complimenti che le facevo. Nella creperia c’era un cliente del posto, così, incuriosito, visto che paralva bene in Inglese iniziammo a parlare e questo mi spiegò molte scorciatoie interessanti.
Terminai di mangiare, la bistecca era enorme e gustosissima, così, prima di partire incominciai a riempire tutti di complimenti, loro si sentirono lusingati, erano contenti di avermi conosciuto così m’invitarono ad assaggiare una delle loro crepes speciali, detta da loro erano crepes tradizionali che non si potevano mangiare in nessun altro posto; non fu difficile convincermi, a me piace molto mangiare, specialmente cose speciali e caratteristiche, che possano ragalare rare esperienze, quindi accettai la loro offerta. (foto sulla Galleria).
Il racconto di questo viaggio è andato sbiadendosi col tempo, ovviamente, tenendo conto di cosa mi è accaduto a Lisbona l’11 Ottobre 2011; (Mi sono addormentato e qualcuno mi ha rubato tutto: bicicletta e carrello, e quindi anche i documenti che sono fondamentali per il proseguimento di un viaggio del mondo). Questo incidente mi ha costretto a dover tornare in Italia per rifare i documenti e organizzarmi nuovamente, preparandomi per un secondo tentativo…).
Ho ancora molto da scrivere in queste pagine, molte cose che sono rimaste impresse e che sarà un piacere per me poter condividere con tutti quelli che vorrebbero vivere esperienze di vera libertà e purezza della natura. Il viaggio in queste pagine quindi, sarà forse più lento del previsto ma non terminerà, fino a quando avrò la posibilità di continuare a vedere, sentire e prosegiure imparando e vivendo tutto quello che posso da questo mondo meraviglioso!
…. (continua)

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Una risposta a Diario di viaggio

  1. Giuseppe Faciano ha detto:

    “Il diario di viaggio” è in progressione! Utilizzando quel poco che mi posso permettere quando mi trovo in delle grandi città e mi posso fermare in alcuni uffici, dove si possono utilizzare i computer gratuitamente per scrivere, scaricare foto sul blog “Galleria Fotografica” e chattare con parenti o amici, prima di riprendere un’altra volta a viaggiare verso nuove località costiere…
    Seguitemi, scrivetemi! Io vi penso sempre, sono sempre con voi…
    Xx CoN TantO AmorE xX

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